mercoledì, 19 marzo 2008

In una vecchia soffitta viveva una bambola di pezza. Camilla, questo era il suo nome, aveva la testa fatta con una calza bianca, i capelli di lana marrone e portava un vestitino a fiori coloratissimo. I suoi giorni trascorrevano sereni con gli altri giocattoli riposti lassù, tra la polvere e il legno.

Tra i suoi compagni vi era anche un Cavaliere dello Zodiaco, Pegasus per la precisione. La bambola di pezza era segretamente innamorata di lui; il che significa che lo sapevano tutti, persino lo Sbullonato senza testa, e che, siccome lui non era minimamente intenzionato a fidanzarsi con la bambola di pezza, faceva finta di nulla.

Un giorno si trasferì lassù una Bratz, la bionda Cloe, che aveva fatto il tragico errore di possedere un guardaroba non più fashion ed era stata brutalmente declassata. A Pegasus però quelle labbra spropositate e i piedi intercambiabili piacevano un sacco.

Iniziò una guerra silenziosa. Camilla piangeva in continuazione, il Cavaliere scriveva lettere d’amore, la Bratz non sapeva che vestito indossare. Poi la bambola faceva un terribile tentativo di sedurre Pegasus, lui la guardava sospirando –Cloe-, Cloe optava per una mini argentata. Infine l’innamorata respinta bruciava il guardaroba della rivale, il bell’imbusto tentava di consolare l’amata con un top rubato a Barbie e lei glielo tirava dietro sbraitando che non avrebbe mai messo vestiti di quella cicciona senza stile. Infine bambola si diede all’alcolismo per dimenticare, Pegasus studiava le vecchie riviste di moda, la Bratz sceglieva la bulimia contro i grammi di troppo.

Fu convocata una riunione straordinaria del Consiglio Supremo della Soffitta. La pastorella propose un soggiorno di riabilitazione per Camilla nella sua stalla di cartone. Mozione respinta, era la vicina di casa di Cloe. Gli Sbullonati dissero che avrebbero portato Pegasus ad un paio di rally. Non andava bene, la pista era proprio dietro la stanza della bambola di pezza. Per la Bratz non c’erano proposte, tanto non si era accorta di nulla, pareva che il suo elettroencefalogramma fosse un eterno logo (tipo LouisVuittonCocoChanelDolce&GabbanaCalvinKlein…). –Il problema- intervenne improvvisamente il folletto di ceramica – è che la nostra soffitta è piccola. O noi, o loro.-

Il mattino seguente la padrona di casa trovò sul vialetto una bambola di pezza dilaniata, un Cavaliere dello Zodiaco a cui avevano strappato via le braccia e una Bratz con la faccia bruciata. Finirono tutti e tre nel cassonetto dell’immondizia a due passi da lì.

E i giocattoli della soffitta tornarono a vivere felici e contenti.

 

Lontanamente ispirato a "Il soldatino di stagno" di H. C. Andersen.

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categoria:amore, soffitta, giocattoli, andersen, triangolo
domenica, 16 marzo 2008

C’era una volta un principe che si credeva molto più bello di quanto non fosse. Si mirava e rimirava per ore allo specchio, complimentandosi con se stesso per ogni piccolo dettaglio del suo viso, per ogni centimetro del suo corpo, ad ogni parola pronunciata dalla sua voce andava in estasi e i movimenti del suo corpo lo riempivano di gioia per la loro perfezione.

Nel suo regno abitava una principessa vittima di un incantesimo nemmeno così orribile: era stata trasformata in una farfalla. Certo non era una vita facile, esprimersi era molto faticoso e andare alle feste comportava volare molto in alto per non venire schiacciata dalla gente, ma almeno non spendeva capitali per ubriacarsi e quando non voleva farsi trovare non doveva necessariamente cambiare città. L’unico modo per spezzare l’incantesimo era un bacio appassionato di un principe, che però si chiedeva, come farà a baciarmi che ho la bocca grande come la punta di uno spillo?

I giorni passavano spensierati quella primavera per i due principi, chi estasiandosi e chi cercando di scrivere al computer per mandare mail agli amici, fino al giorno in cui si incontrarono al parco, vicino allo stagno dei cigni. Fu subito amore. O meglio, il principe si innamorò istantaneamente di sé quando scorse nel riflesso sull’acqua la bella farfallina che adornava la sua chioma bruna.

-Oh ma quanto sono figo con te vicino, mi stai proprio bene, ma d’altro canto è difficile che qualcosa non mi doni, sono così bello, così simpatico, così aggraziato…

La piccola farfalla dovette fare appello a tutte le sue forze per non svenire, prima per la bellezza del giovane, poi per le chiacchiere ad alto potere narcotico.

-Tu sei un principe, vero?-  chiese timidamente la colorata bestiola posandosi sul lobo del regale orecchio.

-Ma certamente! Chi se non un vero principe può avere i capelli così luminosi, gli occhi così profondi, la pelle così liscia?...

-Potrei chiederti un favore? Sono una principessa vittima di un incantesimo. Lo so, non un orribile incantesimo, ma pur sempre una gran rottura di scatole…Per spezzarlo avrei bisogno che tu mi dessi un bacio. Poi se lo desideri non mi farò vedere mai più!-supplicò la farfalla, stanca di mangiare pessimi yogurt perché doveva farsi fare la spesa dalla vecchia domestica che non vedeva molto.

-Ma, non saprei…non sono solito concedermi con leggerezza…poi non sei molto più felice ad essere un ornamento su questo strepitoso, direi perfetto corpo??

-Felicissima, davvero, ma inizio ad essere stanca di non poter decidere che canale guardare alla tv, non poter andare al mare con gli amici, mangiare un bel panino alla mortadella.

-No mi spiace, sono futili motivi in confronto a quanto stai bene tra i miei capelli. Anzi a come sto bene io con te lassù! Non provare a muoverti!

Nessuna argomentazione poteva smuovere il bel principe, ma la piccola farfalla non voleva lasciarlo, ci aveva messo così tanto tempo a trovare un vero principe! E poi pensa che ti pensa, la soluzione arrivò un giorno quando il principe stava ammirandosi la dolce curva del labbro inferiore e arricciava la bocca in invisibili baci. Con uno scatto fulmineo la farfallina si precipitò a baciare il principe.

Se in quel momento avesse osservato i propri occhi allo specchio il giovane narciso sarebbe stato catturato da una venatura quasi impercettibile di verde acquamarina. Invece aveva gli occhi ben spalancati a guardare il nudo corpo perfetto della ragazza che gli stava di fronte e che, strappata una tenda dalla finestra, se ne vestì e lo lasciò lì a bocca aperta.

Da quel giorno il principe ridimensionò la sua considerazione di se stesso.

 

Ispirata a "Il principe ranocchio" dei fratelli Grimm.

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categoria:principe, farfalla, grimm, princessa
mercoledì, 05 marzo 2008

Daniel era un grosso magnate dell’industria funeraria. Per cifre astronomiche poteva organizzare funerali faraonici e non era raro che star di Hollywood richiedessero la sua bara Swarosky Special per i loro animaletti domestici. Era conosciuto, venerato ed apprezzato in tutto il mondo.

Un giorno,diversi anni or sono, dovette presenziare alla cerimonia di addio di un personaggio pubblico molto in voga che si era rivolto a lui per i suoi 15 purosangue morti in un incendio.

Durante la veglia, una anziana manager di modelle lo avvicinò e con sussurrate lusinghe cercò di convincerlo a firmare un contratto per la sepoltura di una delle sue assistite, che era in vita, ma che non lo sarebbe stata per molto. Il nostro caro Daniel però, non so se per integrità morale o semplice stupidità, si rifiutò di trattare con la donna.

Iniziò così un litigio tra i due, prima condotto a sussurri, poi sempre più forte e violento. –Questo uomo preferisce i morti ai vivi!- lo schernì l’anziana signora. Un sorriso malizioso si diffuse sui volti di tutti i presenti.

-Certo che li preferisco! Sono loro che hanno costruito il mio impero che di sicuro non può esser minacciato da qualche trovata alternativa come una macchina ad idrogeno!- rispose Daniel.

-E allora cosa fai ancora qui, in mezzo a tutta questa gente che si ostina a respirare?- continuò acida la donna.

-Ah! Infatti me ne andrò! E invito nella mia villa sul lago tutti gli spiriti dei miei clienti… Terrò un esclusivissimo party per spiriti questa notte!- ribattè l’uomo, fiero della sua uscita teatrale che gli avrebbe di certo assicurato le prime pagine dei giornali scandalistici per un discreto periodo.

Tornato a casa, Daniel si sedette sulla sua poltrona preferita a sorseggiare whisky e a riflettere. Dopo una bottiglia intera di liquore gli parve di udire dei suoni nel salone al piano superiore. Munito di una seconda bottiglia salì le scale.

Lo spettacolo che gli si presentò all’apertura della porta lo lasciò alquanto interdetto. Una miriade di cagnolini, gatti, topi, iguane, serpenti e ovviamente i 15 purosangue stavano lì, nel suo salone, a rincorrersi e sfasciare ogni cosa. In un angolo in disparte pochi esseri umani chiacchieravano amabilmente di creme cosmetiche e compensi per film. Erano tutti in stato avanzato di decomposizione. Fece per addentrarsi in quel singolare zoo, quando una scimmia un po’ ammuffita gli rubò la bottiglia di mano e gliela tirò violentemente in testa.

Il mattino dopo si vegliò con una fitta lancinante alla testa e il suo bel salone completamente distrutto. Ossa e pezzi di carne ovunque. Non sarebbe di certo stato semplice da spiegare. Era questo il suo pensiero quando un flash lo accecò. Immediatamente si rese conto del vocio proveniente dall’esterno… Si, la scenata della notte precedente gli aveva procurato parecchia attenzione, ma in quel momento non era più così gradita.

Si sa che i soldi possano procurare praticamente tutto. Anche una nuova vita ad un uomo che di morti ne aveva abbastanza.

Le piante del parco naturale di Yellowstone non necessitano certamente di una bara alla loro morte.

 

   

Ispirata a “Daniel Crowley e gli spiriti” , fiaba della tradizione irlandese.

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venerdì, 29 febbraio 2008

In una città molto lontana viveva una donna single che desiderava tanto un figlio. Con l’aiuto di un dottore non proprio ligio alle regole riuscì a sottoporsi ad un intervanto di inseminazione artificiale sotto un programma di sperimentazione genetica.

Nove mesi dopo nacque una splendida bambina un po’ fuori dal comune. Aveva forme da donna adulta, ma dalle dimensioni decisamente ridotte. –Poco male- pensò la donna, -si accorderà bene con il mio cognome, Mignola!-

La bimba, battezzata con il  nome di Chiara, cresceva, ma senza sostanzialmente cambiare d’aspetto. Aveva una passione sfrenata per il canto e il ballo, e spesso rallegrava la sua mamma con spettacolini. Ma la neomamma non era più così convinta di volere un figlio.

Così un giorno, dopo averla portata a vedere il circo di Monna Rospa, decise di vendergliela. Ovviamente la vecchia e rugosa zingara accettò, non si trovano tutti i giorni fenomeni da baraccone di tale portata. Chiara, ripresasi dallo shock dell’abbandono, fuggì senza pensarci due volte. Il suo sogno era di entrare nel mondo dello spettacolo ben retribuito e andare a milioni di feste in case lussuose, non quello di girare per tutta la vita in un carrozzone puzzolente.

Arrivata nella città più vicina conobbe un uomo che lavorava in una agenzia di modelle. Chiara era molto bella e lui pensò che sarebbe stata perfetta, un caso unico e irripetibile di modella sotto il metro di statura. Ma il suo capo non era della stessa opinione e cacciò entrambi. La poverina vagò  alla ricerca di un impiego, che trovò in una sporca e mal frequentata tavola calda di periferia. Anche la stanza che riusciva a pagarsi con lo stipendio era in un condominio con caratteristiche simili.

I giorni passavano e lei non si arrendeva a quella realtà, continuando a sognare la celebrità, ballando e cantando quando era sola tra i topi e gli scarafaggi.

Una notte tornando a casa vide sdraiato vicino al portone del palazzo un uomo che era stato picchiato. Essendo la protagonista di una favola Chiara era molto buona e ingenua, quindi lo portò nel suo appartamento e si prese cura di lui fino a quando non si fu ripreso completamente. L’uomo però non era un barbone, bensì un produttore di musica e sentendola cantare vedeva nitidamente i milioni ammonticchiarsi sul suo conto in banca.

–Basterà studiare un po’ le inquadrature dei video e posizionare gli altri ballerini a distanza adeguata…- pensò sempre più rinvigorito.

La proposta fu accolta con felicità e eccitazione da Chiara che sentiva avvicinarsi i suoi sogni di gloria. –Ora hai solo bisogno di un nome d’arte! Ne hai in mente uno?- chiese l’uomo.

-Che ne pensi di Kylie Minogue?- rispose Chiara.

Il resto della storia potete leggerlo nei magazine di gossip.

Ispirato da “Mignolina” di H. C. Andersen.

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categoria:andersen, kylie, mignolina, minogue
mercoledì, 27 febbraio 2008

C’erano una volta due giovani novelli fidanzati in vacanza a Las Vegas.

Una notte, dopo aver ingerito dosi spaventose di alcolici, decisero di sposarsi.

Il mattino seguente, realizzato l’accaduto, decisero che era un segno del destino e che si sarebbero amati finché morte non li avrebbe separati. Il ragazzo però non era troppo propenso a vivere da marito e rinunciare al divertimento sfrenato del single e con la scusa di un padre in fin di vita lasciò la ragazza nella stanza di motel con la promessa che sarebbe presto tornato da lei.

Ma qualche giorno dopo, la migliore amica della ragazza le telefonò con la notizia di aver visto lo scostumato in una discoteca avvinghiato ad un’altra.

Così la ragazza assoldò undici spogliarelliste che le somigliavano molto e partirono tutte insieme alla volta della città natale del ragazzo. Il piano era quello di farlo spaventare a morte, diventare per lui un’ossessione, riempirlo di sensi di colpa. Lo seguirono ovunque: a casa, nei locali dove si divertiva con gli amici, al ristorante, al supermercato, in bagno, dal dottore. Finchè una sera, stremato dal quella continua fuga, il giovane impazzì completamente.

Se lo cercate è ancora all’ospedale psichiatrico di Los Angeles, convinto di esser seguito dal fantasma della sua ragazza morta di dolore per l’abbandono.

Le ragazze invece hanno aperto un’agenzia di punizione partner infedeli chiamata “Le dodici cacciatrici”.

 Ispirata a "I dodici cacciatori” dei fratelli Grimm.

postato da: LolaRuns alle ore 23:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:grimm, cacciatrici